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Ciao 🙂
Bentornato nel sito www.studiomepec.it, il tuo sito di CRESCITA PERSONALE e di STRATEGIE PER MIGLIORARE LA TUA CONSAPEVOLEZZA!
Questa settimana voglio parlarti di un tema che mi è stato richiesto più volte da diverse persone che leggono tutte le settimane il mio sito, ebbene questa settimana mi sono deciso ad accontentarle e a scrivere un articolo proprio su questo delicato tema...di cosa sto parlando?
Sto parlando della CAPACITÀ DI GESTIRE LE CRITICHE, sì, hai capito bene, oggi ti parlerò di meccanismi e metodi mentali ed emozionali per IMPARARE A GESTIRE LE CRITICHE nel modo migliore!
Si sa, quando una persona ti critica non è mai una bella sensazione...una critica porta con sé tantissimi elementi, tantissime sfumature di significato che alla fine mi sono detto: <<è arrivato il momento di affrontare questo delicato tema sul sito>>, ed allora eccoci qui. 😉
Ricevere una critica può mettere a dura prova anche il saggio più paziente e consapevole, il modo in cui riceviamo la critica spesso risulta determinante per condizionare il nostro stato d'animo, inoltre spesso arrivano improvvisamente e senza preavviso, ci spiazzano, ci destabilizzano e saperle gestire è un'arte che bisogna imparare il prima possibile anche perché durante le nostre giornate possiamo ricevere una critica in qualsiasi contesto, ad esempio possiamo ricevere una critica in famiglia, dal nostro partner o da nostro figlio/a, oppure ancora possiamo ovviamente ricevere critiche (spesso quotidiane) sul posto di lavoro, dal nostro capo o da colleghi che devono lavorare con noi a stretto contatto; le critiche non devono per forza essere verbali, pensa anche a quando sei in mezzo al traffico e un altro automobilista di suona il clacson stizzito per una manovra che ha ritenuto inopportuna, insomma sono veramente tantissimi i contesti e le modalità con cui, come esseri umani, ci scambiamo critiche di vario tipo e natura.
Inoltre è vero anche che noi stessi possiamo essere inclini alla critica facile e magari essere predisposti ad usarla come strumento privilegiato per definire e chiarire il nostro ruolo rispetto ai nostri subalterni, in un dato progetto.
 

I 3 FONDAMENTI DELLA CRITICA

 
Quando si riceve una critica da una persona sono veramente tanti gli elementi che vengono messi in gioco, primo fra tutti CHI È LA PERSONA CHE TI STA CRITICANDO?
È una persona che conosci o è uno sconosciuto? 
E se è fra le persone che conosci, che ruolo hai concesso a quella persona nella tua vita?
È una persona che ami, che stimi? Oppure è una persona che sei obbligato a frequentare per motivi lavorativi o per raggiungere qualche obiettivo in comune?
 
Ruolo e importanza emozionaleEssere CONSAPEVOLI DEL RUOLO CHE HAI CONCESSO A QUELLA PERSONA NELLA TUA VITA è veramente importantissimo, perché ti fa capire quanto l'eventuale fastidio/dolore che la sua critica ti provoca sia principalmente causata dalle ASPETTATIVE che hai  costruito DENTRO DI TE, riguardo quella persona.
Fai attenzione, ho scritto esplicitamente CHE HAI CONCESSO TU a quella persona, infatti uno dei PUNTI CHIAVI DELL'ARTE DELLA GESTIONE DELLE CRITICHE è comprendere che SEI SEMPRE E SOLO TU CHE DAI IL POTERE AGLI ALTRI DI ENTRARE NELLA TUA SFERA PERSONALE EMOZIONALE.
Infatti, ancora prima della critica in sé, quello che potrebbe farti soffrire è il fatto che proprio quella persona NON HA CONDIVISO E APPROVATO IL TUO OPERATO, nei modi e nelle modalità che hai scelto, quando magari ti aspettavi una maggiore COMPRENSIONE.
La critica potrebbe andare a far leva su un piccolo spazio dentro di te, uno spazio di COMPLICITÀ SUPPOSTA, IPOTIZZATA, e poi SMONTATA, così di colpo.
Il più delle volte quello che accade è che ti accorgi di aver IDEALIZZATO UNA COMUNANZA DI INTENTI E DI MODALITÀ, ti sei rappresentato una SINTONIA NEL VEDERE LE COSE IN UN DATO MODO che, in seguito proprio a quella critica, ti si smonta del tutto.
Da quella persona proprio non te l'aspettavi!
Ti è mai capitato di vivere una situazione del genere?
Come l'hai affrontata?
 
Ovviamente può anche accadere che la persona che ti pone la critica NON SIA POI COSÌ IMPORTANTE per te, e allora le cose si fanno più semplici, perché quella critica viene immediatamente "circoscritta" ad un preciso gioco di ruoli oppure ad un aspetto caratteriale di quella persona, in questi casi la gestione della critica diviene un po' più semplice.
 
Oltre alla PERSONA CHE TI MUOVE LA CRITICA, ci sono altri fattori che è importante analizzare per aumentare la CONSAPEVOLEZZA preliminare, ad esempio IL MODO IN CUI TI VIENE MOSSA LA CRITICA.
 
Questo è un SECONDO ASPETTO fondamentale (su 3)...quali PAROLE vengono usate? Quali TONI utilizza la persona che ti sta muovendo quella critica, e sopratutto LA DISCREZIONE che utilizza nell'esprimerti la critica può davvero fare tutta la differenza del mondo.
Ci sono responsabili di ufficio che manifestano critiche personali davanti a tutti, in "piazza", come se volessero "punirne uno per educarne cento"!
In casi come questi il messaggio che viene trasmesso è appunto quello di star ricevendo più una PUNIZIONE, che una doverosa CRITICA.
Magari ti sei anche accorto a tempo debito, di aver sbagliato, la critica te l'aspettavi pure, ma quello che invece ti arriva è UN VERO E PROPRIO COLPO BASSO CHE TI UMILIA DAVANTI AI TUOI COLLEGHI, e per giunta sapendo di aver sbagliato non hai potuto neanche dire nulla in tua discolpa.
Spero vivamente tu non ti sia trovato mai in una situazione come questa!
Imparare a gestire "critiche" (le chiamerei più "situazioni spiacevoli"), del genere può essere veramente arduo, ci vuole molto sangue freddo e autocontrollo, nonché una buona padronanza delle STRATEGIE DELLA COMUNICAZIONE.
 
IL RAPPORTO CHE HAI INSTAURATO CON LA PERSONA CHE TI STA MUOVENDO LA CRITICA È DETERMINANTE!
 
La scelta delle PAROLE da usare, dei TONI e della DISCREZIONE, riguardano anche chi desidera rispondere ad una critica!
Non c'è cosa più sbagliata che rispondere con TONI e con una DISCREZIONE SBAGLIATI, ad una CRITICA che utilizza TONI e DISCREZIONE errati!
Si crea un'ESCALATION di errori che si supportano a vicenda; alla fine ne escono tutti sconfitti, nell'orgoglio, nella reputazione e nella stima di sé e nessuno impara davvero quello che andava imparato poiché il messaggio finisce per "sporcarsi" con emozioni e parole sbagliate dette in momenti sbagliati con toni sbagliati!
 
USO DELLE PAROLE CORRETTE, USO DEI TONI E USO DELLA DISCREZIONE SONO I 3 FATTORI FONDAMENTALI PER IMPARARE A POTER GESTIRE IN MANIERA EFFICACE LE CRITICHE E A SAPER MUOVERE CRITICHE SENSATE AGLI ALTRI.
 
Esiste poi un TERZO FATTORE, molto importante e spesso dimenticato, che ci aiuta a DIVENTARE CONSAPEVOLI di quell'invadente logorio emozionale che proviamo nello stomaco quando riceviamo una critica: L'EMOZIONE DI FONDO che abbiamo nel momento in cui ci viene mossa la critica.
Eh già, perché ci sono momenti e momenti per ricevere (e poter elaborare) efficacemente una critica.
Non siamo automi!
Quando riceviamo una critica non siamo "lavagne bianche" su cui poter scrivere qualsiasi cosa!
Come esseri umani viviamo costantemente immersi in un flusso mentale ed emozionale, ricevere una critica significa ascoltarla avendo sotto un tappeto emozionale che può fare tutta la differenza del mondo.
tappeto emozionaleAnche la migliore critica, detta con le parole più adatte, se viene recepita su un tappeto emozionale disfunzionale può venire stravolta dal suo significato ed intento originale.
Ti sto dicendo questo perché ANCHE TU SEI PARTE IN CAUSA nell'ascolto attivo della critica e potresti vivere, proprio in quel momento, un'emozione tale da farti FRAINTENDERE PAROLE, TONI E DISCREZIONALITÀ.
 
È qui, in questo TERZO ASPETTO, la responsabilità cade su di te...sei consapevole del tuo TAPPETO/SFONDO EMOZIONALE?
 
Ragioniamo un attimo su una cosa: A COSA SERVE UNA CRITICA?
QUAL È LO SCOPO DI UNA CRITICA?
 
Fondamentalmente una CRITICA serve per IMPARTIRCI UN INSEGNAMENTO, un insegnamento che evidentemente era importante apprendere da qualcun' altro POICHÉ DA SOLI NON RIUSCIVAMO AD ARRIVARCI!
Il senso profondo di una critica è AIUTARE L'ALTRA PERSONA AD APPRENDERE, LÀ DOVE CON LE SUE SOLE FORZE NON RIUSCIREBBE AD APPRENDERE.
Significa dargli modo di vedere le cose da un punto di vista nuovo.
È molto importante che tu capisca questo punto.
Se sei una persona che si INFIAMMA FACILMENTE quando riceve una critica, oppure che si lascia TRASPORTARE DA UN'EMOZIONE DI FRUSTRAZIONE E SMARRIMENTO appena qualcuno ti pone una minima critica, allora è importante che tu ti concentri sul vero significato della critica.
UNA CRITICA NON DOVREBBE MAI FERMARSI AL MERO GIUDIZIO PERSONALE SULL'OPERATO ALTRUI, altrimenti NON È UNA CRITICA, MA UN GIUDIZIO.
Una critica ben costruita e ben esposta dovrebbe SEMPRE essere accompagnata da una VALUTAZIONE e da un CONSIGLIO.
Molte persone godono nel sottolineare in maniera eccessiva la parte del GIUDIZIO (es: <<quella cosa che hai fatto fa schifo!>>), e purtroppo si dimenticano che la VALUTAZIONE e il CONSIGLIO sono la vera parte centrale di una critica che abbia senso!
 
Per valutazione intendo un ESAME ATTENTO che dia modo a chi riceve la critica di comprendere che la persona che ci sta criticando abbia a sua volta un'idea chiara di ciò che abbiamo fatto e sappia interpretarla correttamente.
Un vecchio adagio recitava: "Calzolaio non oltre le scarpe!" ("Sutor, ne ultra crepidam!"[1]), per indicare che non tutte le critiche devono essere ascoltate e seguite, ma solo quelle che provengono da chi sia effettivamente in grado di compiere una VALUTAZIONE CORRETTA del nostro operato, avendone le competenze necessarie.
 
Ti faccio un esempio, pensa alla CRITICA CINEMATOGRAFICA.
Se prima di andare a vedere un film sei una persona che ama andare a leggere le critiche degli esperti, saprai bene che UN BRAVO CRITICO CINEMATOGRAFICO NON SI FERMA MAI A DIRE SEMPLICEMENTE <<QUESTO FILM È BELLO>>, oppure <<QUESTO FILM È BRUTTO>>, non avrebbe senso, ma ne deve prima spiegare le MOTIVAZIONI dopo aver compiuto una VALUTAZIONE COMPLESSIVA dell'opera vista.
Una critica sensata inizia sempre con una ANALISI DEL LINGUAGGIO SCELTO DALL'AUTORE DEL FILM, che il critico deve dare prova di aver compreso, una volta compreso può dire se quel linguaggio scelto risulta soddisfacente o non soddisfacente, se raggiunge o non raggiunge gli obiettivi prefissati, se è piacevole e fluido oppure lento e noioso, MA PRIMA DI ESPRIMERE IL PROPRIO GIUDIZIO UN CRITICO DEVE SEMPRE SAPER ESAMINARE E DARE PROVA DI COMPRENSIONE DEL METODO UTILIZZATO DAL SOGGETTO CHE VUOLE CRITICARE.
La stessa cosa vale per qualsiasi prodotto artistico o elaborato umano, che sia un film, un quadro, un'opera architettonica o semplicemente come piegare le magliette o mettere in ordine il cassetto dei calzini! 😉
 

Il senso profondo di una critica è AIUTARE L'ALTRA PERSONA AD APPRENDERE, LÀ DOVE CON LE SUE SOLE FORZE NON RIUSCIREBBE AD APPRENDERE.

 

STRATEGIE PER REAGIRE INTERIORMENTE

 
Fatte queste premesse e una volta che hai fatto tue le 3 consapevolezze che ti ho descritto sopra, possiamo parlare di alcune strategie per reagire interiormente alle critiche.
 
STRATEGIA NUMERO 1: Ricordati che la critica NON È MAI UN GIUDIZIO DEFINITIVO, ma in quanto critica SI LIMITA A CONSIDERARE IL TUO OPERATO IN QUEL PRECISO MOMENTO, sei tu che hai la responsabilità di DIMOSTRARE che puoi fare di meglio, che puoi cambiare, che puoi e SAI APPRENDERE DALLE CRITICHE. Se ti fermi ogni volta a discutere le modalità con cui le critiche ti vengono mosse, anche se dovessi avere ragione, CRITICANDO LA FORMA NE DISTRUGGI IL CONTENUTO, esso passa inevitabilmente in secondo piano, MENTRE INVECE È ESSENZIALE CHE INDIPENDENTEMENTE DALLE PAROLE E DAI TONI USATI, TU RIMANGA FOCALIZZATO SEMPRE SUL CONTENUTO DELLA CRITICA.
Avrai modo SUCCESSIVAMENTE di chiarirti con chi ti ha mossa la critica, ma fallo sempre SUCCESSIVAMENTE MAI CONTESTUALMENTE, questo per far si che il messaggio arrivi correttamente al tuo inconscio.
 
critiche hilary clinton
STRATEGIA NUMERO 2: Le critiche NON SONO GIUDIZI SULLA TOTALITÀ DELLA TUA PERSONA, anche se sono espresse male, anche se ti vengono "urlate" contro, ricordati che la tua CORRETTEZZA COME PERSONA INTEGRA non viene mai messa in discussione e se la critica dovesse assumere contorni totalizzanti È SOLO PERCHÉ LA PERSONA CHE TI STA PARLANDO IGNORA LE CORRETTE MODALITÀ ESPRESSIVE per porre una critica.
<<Sei SEMPRE in ritardo!>>, oppure <<Non te ne viene MAI una giusta!>> sono avverbi di tempo TOTALIZZANTI che in realtà non sono mai indicativi del reale pensiero di chi ti sta parlando. Considerali una ignoranza specifica della persona che ti sta muovendo la critica. 
Se permetti alla tua mente si focalizzarsi su quel "SEMPRE" o su quel "MAI", ti stai perdendo l'insegnamento che invece dovrebbe arrivarti: <<dalla prossima volta fai in modo di arrivare in orario, perché è assolutamente nelle tue capacità farlo>>.
 
STRATEGIA NUMERO 3: Invece di focalizzarti sull'emozione che ti suscita quella critica, REAGISCI PONENDO UNA DOMANDA, spesso va bene qualsiasi domanda...le domande creano EMPATIA, danno modo di AVVICINARE LA MENTE DELLE PERSONE portando la comunicazione ad un livello superiore. Una domanda tipica è qualcosa del tipo: <<mi puoi consigliare un modo migliore per raggiungere questo risultato?>>, oppure ancora <<pensi che sia davvero incorreggibile oppure prima o poi pensi che riuscirò a combinarne una giusta?>>
Un'altra domanda utile potrebbe essere quella di chiedere delucidazioni circa le PRIORITÀ su cui ci si sta ipoteticamente sbagliando, per esempio: <<mi stai dicendo che sto sbagliando il modo in cui organizzo la cosa o i tempi in cui la svolgo?>> 
La domanda STEMPERA I TONI e da modo alle persone di RI-SINTONIZZARSI SU UNA STESSA LUNGHEZZA D'ONDA DI CONTATTO RECIPROCO.
 
STRATEGIA NUMERO 4:  Impara ad usare delle STRATEGIE DI USCITA. Invece di restare "impantanato" in quella bolla emozionale indotta dalla critica ricevuta, utilizza delle frasi per uscirne e dare modo al cervello di esaminare con calma le circostanze della critica ricevuta.
Una tipica frase molto utile per smorzare i toni della situazione è la seguente: <<Ripenso alla tua critica dopo perché ora sono cotta!>>, oppure similmente: <<mi rimetto a lavorarci su fra 10 minuti, su questa cosa ci sto lavorando da stamattina>>.
Queste frasi strategiche ti permettono 2 cose: Di far scemare l'emozione di fastidio che la critica ti ha suscitato SENZA A TUA VOLTA indisporre la persona che te l'ha mossa, e in secondo luogo ti permettono di continuare a rimanere focalizzata sul risultato desiderato, ovvero APPRENDERE A FARE MEGLIO CIÒ CHE TI VIENE CHIESTO DI FARE.
Esistono tantissime STRATEGIE DI USCITA, a seconda delle persone e dei contesti in cui ricevi la critica. Se ad esempio a muoverti la critica fosse una persona a te casa, in un contesto più intimo, usare una strategia d'uscita potrebbe essere quella di inserire una DIDASCALIA DI STATO che ti riguarda proprio mentre stai ascoltando: <<sono troppo agitata ora per analizzare con chiarezza quello che mi stai dicendo>>.
L'uso delle DIDASCALIE DI STATO è di fondamentale importanza nella GESTIONE DELLE CRITICHE. Nell'articolo "COMUNICAZIONE STRATEGICA: LO SMASCHERAMENTO DELLA COMUNICAZIONE "NON-VERBALE"" che puoi LEGGERE A QUESTO LINK, me ne sono ampiamente occupato descrivendoti cosa sono e come funzionano.
 
Spero che questo articolo ti sia piaciuto e possa aiutarti a comprende meglio te stesso e i modi per reagire con maggiore consapevolezza alle critiche.
Lasciami pure un commento qui sotto, puoi raccontarmi le tue esperienze e le tue idee a riguardo  🙂
 
A Mercoledì prossimo
 
Fabrizio F. Caragnano
Professional Mental Coach & NLP Certified Coach
 
[1] L'origine di questa frase è di Plinio il Vecchio che racconta un aneddoto accaduto all'artista greco Apelle di Coo, il quale era solito esporre le sue opere in piazza, in modo da poter trarre profitto dai commenti e dalle critiche utili dei passanti; una volta, un calzolaio aveva criticato il modo in cui in un quadro era stato rappresentato il sandalo di un personaggio, e il grande Apelle, al tempo considerato il maggior pittore mai esistito, aveva subito corretto quel particolare, poiché giustamente la critica proveniva da chi di scarpe ne aveva fatto mestiere. Il giorno dopo, però, il calzolaio, tronfio del fatto che la sua critica fosse stata così ben accolta, si era messo a criticare anche la rappresentazione del ginocchio di quello stesso personaggio; a quel punto l'artista lo apostrofò con la frase divenuta poi proverbiale, poiché la correttezza della raffigurazione del ginocchio esulava dalle competenze del calzolaio.

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