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Voglio iniziare questo articolo facendo una premessa importante.
Partiamo da un PRINCIPIO secondo me fondamentale:
 

LA TUA RICCHEZZA INTERIORE È LO SPECCHIO DELLA TUA RICCHEZZA ESTERIORE.

Già!
E non viceversa!
Non ha alcuna importanza ciò che possono opinare i vari para-guru del pensiero New Age!
 
Potremo anche riscriverla così:
 

LA BELLEZZA DEL TUO MONDO INTERIORE DERIVA DIRETTAMENTE DALLA BELLEZZA DEL TUO MONDO ESTERIORE

Vedremo perché ti è utile far tuo questo principio e perché esso può fare la differenza tra SALUTE MENTALE e DISAGIO PSICHICO.
In questo articolo voglio occuparmi di analizzare 4 dinamiche che rappresentano le fondamenta di tutti i COMPORTAMENTI PSICOLOGICI
  1. TRATTENERE;
  2. LASCIAR ANDARE;
  3. ACCETTARE;
  4. e NEGARE;
combattere emozioni
Queste quattro azioni rappresentano quattro dinamiche del pensiero cosciente che durante il giorno adotti continuamente per gestire scelte, situazioni, emozioni invalidanti e/o ansie, di ogni genere.
 
TRATTIENI un pensiero o un'idea quando questa ti procura una qualche forma di PIACERE PSICHICO (controllo, sedazione, calore relazionale).
Es. Muore una persona importante per te, ma vuoi trattenere dentro di te la sua continua presenza, anche se non c'è più, per ottenere questo effetto ti circondi di sue foto e di oggetti che erano appartenuti a quella persona.
LASCI ANDARE un pensiero o un'idea quando nel compiere questa azione provi una qualche forma di PIACERE PSICHICO (riacquisti controllo, provi sedazione, conquisti calore relazionale).
Es. Lasci andare tutti gli oggetti appartenuti a quella persona, per rifarti una vita; cioè ti accorgi che puoi riprendere a vivere con la stessa intensità, se non addirittura maggiore, che vivevi prima. 
ACCETTI un pensiero o un'idea quando consapevolizzi (o temi), che IL NEGARLA, ti conduce alla privazione di un PIACERE PSICHICO (controllo, sedazione, calore relazionale).  
Es. Ti innamori nuovamente e consenti ad un'altra persona di entrare nella tua vita dopo aver passato lunghi momenti di lutto interiore.
NEGHI un pensiero o un'idea quando consapevolizzi (o temi), che L'ACCETTARLA, ti conduce alla privazione di una qualche forma di PIACERE PSICHICO (perdita di controllo, perdita di sedazione, perdita di calore relazionale).
Es. Neghi che la persona possa essere morta e ti rivolgi a lei, parlando con gli altri, come se fosse ancora viva.
 
Praticamente tutte le moderne Scuole di intervento psicoterapeutico si basano sul mettere al centro del proprio "Sistema di intervento", una di queste 4 dinamiche.
La maggior parte di esse si concentrano sul proporre tecniche di intervento basate esclusivamente sul LASCIAR ANDAREsull'ACCETTARE.
 
Nella realtà dei fatti, TUTTE E 4 QUESTE DINAMICHE SONO UTILI, E POSSONO ESSERE INCORAGGIATE, A PATTO CHE CONTRIBUISCANO, E SIANO INDIRIZZATE, ALLO SCOPO DI FAR FIORIRE IL MONDO ESTERIORE DELL'INDIVIDUO.
 
Se ci si focalizza unicamente al donare stabilità interiore e indurre equilibrio emozionale, esse verranno, nel lungo termine, elaborate dall'inconscio in modo patologico.
Poiché esse determineranno un PASSAGGIO DI VALORI, dal mondo esterno al mondo interno dell'individuo, GENERANDO LE 3 ABERRAZIONI DEL COMPORTAMENTO: IL COMPORTAMENTO REATTIVO, IL COMPORTAMENTO COMPULSIVO e IL COMPORTAMENTO INTROSPETTIVO.
 
Queste 3 aberrazioni sono come tre SUBDOLI DEMONI che generano AUTOREFERENZA e DISADATTAMENTO SOCIALE.
Te li ricordi? :-)
Ne ho parlato ampiamente nell'articolo pubblicato il 19 Novembre 2014, "DIVENTARE RICERCATORE OLISTICO: I 3 NEMICI DELL'OSSERVAZIONE OLISTICA".
IL PENSIERO REATTIVO, IL PENSIERO INTROSPETTIVO, IL PENSIERO COMPULSIVO, rappresentano 3 comportamenti a forte rischio di patologia psichica.
Puoi leggere l'articolo, ORA, direttamente A QUESTO LINK.
 
Spesso quello che ERRONEAMENTE facciamo è chiuderci dentro ed iniziare una guerra contro quei pensieri che NON DESIDERIAMO AVERE, oppure COMINCIAMO A CULLARE QUELLE IDEE CHE, ALLA LUNGA, CI ALLONTANANO DAL MONDO ESTERNO.
 
Se spendi troppe energie per evitare di soffrire, la tua sofferenza non farà che aumentare a dismisura.
 
sabbie mobiliSe sono all'interno di una pozzanghera posso uscirne fuori sollevando un piede e magari facendo un piccolo salto; se sono all'interno di sabbie mobili, sollevare un piede mi farà solamente sprofondare ancora di più perché andrò a concentrare il mio peso su un'unica gamba e il vuoto lasciato dalla gamba che sollevo mi risucchierà inesorabilmente ancora più giù. Per risolvere la situazione devo fermarmi, smettere di agitarmi, muovermi INSIEME al fango e accettare l'idea di diventarne parte, almeno temporaneamente.
 
Se vuoi salvarti devi accettare l'idea di muoverti INSIEME alle sabbie mobili, diventare parte di loro e far diventare loro parte di te, rimanendo però concentrato sull'idea di uscire fuori da quella situazione.
Solo dopo esserne uscito potrai ritornare all'idea di essere univocamente te, e LASCIAR ANDARE l'idea di essere parte del fango; ora non ti appartiene più e puoi ritornare all'idea di te originaria.
 
Combattere un'idea assillante cercando di negarla, non avrà altra conseguenza se non DONARE A QUELL'IDEA ulteriore ENERGIA PSICHICA, con il risultato di farla accrescere ulteriormente, ingigantirla a dismisura.
 
Quando vogliono cacciar via una mosca, le persone iniziano a dimenarsi forsennatamente, agitano le mani, la seguono con lo sguardo, e più desiderano cacciarla, più concentrazione DEDICANO AD ESSA, ad un punto tale che la realtà intorno a loro scompare dalla loro percezione di coscienza: DA QUEL MOMENTO IN POI ESISTERÀ SOLAMENTE QUELLA DANNATA MOSCA che stanno tentando di cacciare via a tutti i costi.
 
ATTUANO UN COMPORTAMENTO CHE LA FA DIVENTARE SEMPRE PIÙ PRESENTE E SEMPRE PIÙ IMPORTANTE, A DISCAPITO DI QUALSIASI ALTRO ELEMENTO PRESENTE ATTORNO A LORO.
 
La tua attenzione finirà per essere totalmente assorbita dalla presenza della mosca, fino a dimenticarti perfino di te stesso, dei tuoi desideri e dei tuoi bisogni più importanti.
 
Ogni volta che le persone si sforzano DI NON PENSARE AD UNA COSA, finiscono inesorabilmente col pensarla più del dovuto.
 
Il MONDO PSICHICO non soggiace alle stesse regole DEL MONDO FISICO: quando non ti piace qualcosa, puoi allontanarla, la rompi, la butti e la cosa finisce li.
Ciò non è possibile all'interno del MONDO PSICHICO.
Una volta che un'idea penetra all'interno del mondo psichico, più cerchi di "romperla", di "buttarla via", più essa viene alimentata e nutrita proprio dall'energia che stai impiegando CONTRO di lei.
Se invece accetti il brutto, se accetti il disagio, se accetti l'ineluttabile, esso perderà di valore; non venendo nutrito dalla tua energia psichica derivata dal dargli importanza, esso verrà trattato dal tuo inconscio alla stregua di qualsiasi altro pensiero marginale, lentamente sarà un ricordo sbiadito, confuso, evanescente, e paradossalmente non rappresenterà più per te una fonte di ansia e preoccupazione.
 
All'interno del MONDO PSICHICO PER ELIMINARE UN ELEMENTO devi seguire la strategia di LASCIARLO LÌ DOVE SI TROVA: indirizzando altrove la tua attenzione, esso magicamente sparirà.
 
Quando qualcuno ci consiglia di accettare una situazione a noi sgradevole, quello che percepiamo è un profondo senso di fastidio causato dall'assurdità del consiglio.
Non vogliamo rassegnarci; ci sembra assurdo accettare l'idea di doverci rassegnare ad una cosa proprio per poterla poi modificare.
Accettare un fenomeno per noi significa accettare l'idea di non essere in grado di cambiarlo.
Quindi quello che ci stanno chiedendo di accettare implicitamente è la nostra IMPOTENZA.
 
Nelle FILOSOFIE ORIENTALI, invece, questo concetto è ben compreso da secoli: se lotto CONTRO i miei difetti, ad esempio, rimango nella POSIZIONE DI VITTIMA.
Appena comprendo che quei difetti SONO PARTE DI ME, e li ACCETTO, allora ACCETTO ME STESSO come protagonista della vita, QUINDI LA MIA POSIZIONE DIVENTA QUELLA DI ARTEFICE DEL MIO DESTINO.
Ogni volta che ACCETTO UNA SITUAZIONE MENTALMENTE, psichicamente me ne faccio carico e DIVENTO RESPONSABILMENTE CAPACE DI MODIFICARLA.
Mentre finché la combatto, lotto contro I MULINI A VENTO, mi agito contro qualcosa che in modo evanescente, ASSORBE I MIEI COLPI mandandoli a vuoto e ovviamente, CONSUMANDOMI E SCARICANDO LE MIE ENERGIE.
 
È SBALORDITIVO COME I PIÙ GRANDI CAMBIAMENTI SI VERIFICHINO PROPRIO QUANDO SI ACCETTANO I PROPRI DIFETTI
 

IL PARADOSSO DEL SAMURAI

samurai
Nell'epoca feudale giapponese, la figura del guerriero per eccellenza era incarnata dal Samurai, esperto di arti marziali, che combatteva sotto il comando del Daimyo, il signore Feudale.
I Samurai venivano addestrati a molti tipi di lotta, sia a mani nude che con la spada, la famosa Katana Giapponese.
Oltre all'addestramento fisico, grande importanza rivestiva l'addestramento mentale.
I Samurai più preparati sopravvivevano nelle guerre perché veniva insegnato loro ad accettare l'idea della morte.
Prima di un combattimento mortale, il Samurai eseguiva un rito personale che lo portava ad uno stato alterato di coscienza tale per cui lui si considerava già morto; tramite una particolare meditazione il Samurai abbandonava tutto ciò che per lui rappresentava un valore e poteva quindi lanciarsi nella battaglia incurante della propria morte; essa non rappresentava più un problema, qualcosa da temere e da cui fuggire.
Da cui il paradosso:
 
Il Samurai desiderava vivere.
Più desiderava vivere e più temeva di morire.
Più temeva di morire e meno bene poteva combattere.
Meno bene combatteva, più alto era il rischio di morire.
 
INVECE
 
Il Samurai desiderava vivere.
Più desiderava vivere e più accettava l'idea di essere già morto.
Più si sentiva morto e meglio riusciva a combattere.
Meglio combatteva, più alte erano le probabilità di sopravvivere.
 
Oggi un'analogia potrebbe essere l'affrontare un esame universitario (o un colloquio di lavoro).
 
Lo studente desidera superare ottimamente un'esame.
Più desidera superare ottimamente un'esame, più teme di fare una pessima figura.
Più teme di fare una pessima figura, meno si concentra sulle risposte giuste.
Meno si concentra sulle risposte giuste, più alto è il rischio di fallire l'esame
 
INVECE
 
Lo studente desidera superare ottimamente un'esame.
Più desidera superare ottimamente l'esame, più accetta l'idea di poter fare una pessima figura.
Più sente normale poter fare una pessima figura, meglio si concentra sul dare risposte giuste.
Più si concentra sulle risposte giuste, più alte diventano le possibilità di superare ottimamente l'esame.
 
vuoto interiore2L'accettazione completa contempla non solo il principio secondo il quale accetti le cose per come sono, ma anche e soprattutto contempla il principio tramite il quale accetti le cose per QUELLO CHE NON SONO.
Se accetti l'idea di uscire per mangiare una pizza con gli amici, quello che stai ACCETTANDO IMPLICITAMENTE È L'IDEA DI NON POTER FARE UN'INSIEME DI ALTRE COSE, come ad esempio, uscire con loro per andare al cinema.
Stai implicitamente dicendo a te stesso: <<NON VOGLIO IMMAGINARMI IN TANTE ALTRE E BEN DEFINITE SITUAZIONI>>.
 
QUINDI SE L'ACCETTAZIONE LA UTILIZZI COME STRATEGIA PER POTER VIVERE MEGLIO LE RELAZIONI DEL TUO MONDO ESTERIORE, ALLORA RAPPRESENTA UN'OTTIMA STRATEGIA.
SE INVECE UTILIZZI L'ACCETTAZIONE PER CHIUDERTI DENTRO DI TE, STAI METTENDO DELLE SERIE BASI PER LA TUA INFELICITÀ FUTURA.
 
Stesso discorso vale per il LASCIAR ANDARE, tanto decantato modello di comportamento di quasi tutte le correnti New Age.
Te ne ho parlato nell'articolo della settimana scorsa: "GESTIONE EMOZIONALE: ATTACCAMENTO O ALLONTANAMENTO? I DUE LATI DEL CANNOCCHIALE", se te lo sei perso, LEGGILO SUBITO A QUESTO LINK.
 
Il "lasciar andare" spesso è una reazione alle emozioni di ANSIA, RABBIA e TRISTEZZA.
 

L'ANSIA, LA RABBIA E LA TRISTEZZA

Quando ci rendiamo conto che non vorremmo vivere una determinata situazione (la morte di una persona cara, il vivere in seguito ad un grave incidente debilitante, ecc), la nostra mente può reagire scatenandoci una di queste tre principali emozioni: ANSIA, RABBIA o TRISTEZZA.
L'ANSIA sopraggiunge quando la tua mente diventa sovraffollata di pensieri che sai non poter gestire: cominci a pensare a tutte le cose che avresti potuto fare se la condizione che stai vivendo fosse stata diversa.
La tua mente comincia ad esplorare infiniti scenari di possibilità ipotetiche che però, per loro stessa natura, vengono generati dalla tua mente proprio perché È PIENAMENTE CONSAPEVOLE DEL FATTO CHE NON SONO REALISTICI, CIOÈ SAI BENE CHE NON POSSONO REALIZZARSI.
La tua mente andrà all'affannosa ricerca dell'impossibile in tutte le sue forme e questo lavorìo mentale ti genererà ANSIA.
LA RABBIA nasce quando diventi consapevole che quella situazione è irreversibile (spesso proprio dopo aver vissuto giorni interi in preda agli scenari d'ansia), quindi scatta un SENSO DI IMPOTENZA.
In questa fase come in quella dell'ansia, RIMANI FORTEMENTE AGGRAPPATO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA SITUAZIONE CHE HAI VISSUTO, e continui a CARICARLA D'IMPORTANZA.
Ti senti arrabbiato con te stesso o con il mondo esterno, la direzione di quella rabbia può essere genericamente estesa alle leggi che governano questo mondo (che puoi ritenere ingiuste), oppure può essere direzionata in maniera specifica verso un elemento della tua realtà (un'istituzione, una persona specifica o anche verso te stesso).
LA TRISTEZZA sopraggiunge quando consapevolizzi l'INELUTTABILITÀ DELLA TUA IMPOTENZA, spesso come FASE TRE, subito dopo aver passato giorni interni in preda alla rabbia e all'ansia.
Diventi consapevole che TANTO NON PUOI FARCI NULLA, non puoi tornare indietro nel tempo, non puoi compiere scelte differenti, la tua RABBIA SI SPEGNE POCO A POCO, tramutandosi in tristezza.
ciclo depressioneProprio la tristezza comincia a farti PERDERE ADERENZA CON LE COSE VERAMENTE IMPORTANTI PRESENTI INTORNO A TE.
Se la tristezza diventa GENERALIZZANTE, anche le cose che POSSIEDI E CHE NON HAI PERSO cominciano a perdere lentamente di importanza e di significato emotivo.
Il risultato?
Se accetti che quella tristezza ti invada, la tua capacità di recupero e di reintegro nella vita reale sarà compromesso, spesso irrimediabilmente.
 
Mentre l'ANSIA E LA RABBIA sono emozioni PROATTIVE, che si scatenano in seguito al FORTE DESIDERIO DI INTERVENIRE SUL MONDO, la tristezza porta con sé LA PERDITA DI OGNI SENSO DI INTERVENTO.
 
Nell'articolo della settimana scorsa abbiamo visto come LA PERDITA DI SENSO, porti alla formazione DELLA PERCEZIONE DI SENSO DI ARTIFICIO in ogni cosa che si fa.
La PERCEZIONE DI SENSO DI ARTIFICIO è il sintomo chiave, indice dell'aver intrapreso un percorso in forte discesa: se non si interviene tempestivamente LA PERCEZIONE DI SENSO DI ARTIFICIO CONDURRÀ LA PERSONA ALLA PERDITA DI SENSO GENERALE DELLA REALTÀ, E QUINDI ALLA DEPRESSIONE ACUTA.
Secondo alcune scuole di intervento psicoterapeutico, LA TRISTEZZA può essere fonte di rinnovamento interiore, poiché portando il soggetto ad abbandonare le strade impercorribili, gli permette di focalizzare l'attenzione sulle strade percorribili che prima risultavano coperte, invisibili.
Il soggetto, secondo i modelli di talune scuole, ritirandosi in sé stesso, scopre nuove realtà e nuove sfumature appartenenti alla sua identità, e ciò conduce ad un rinnovamento interiore ed esteriore.
 
QUESTO NON PUÒ ACCADERE, A MENO CHE IL SOGGETTO NON VENGA SCOSSO DA FORTI EVENTI DALL'ESTERNO, CHE LO MANTENGANO AD UN LIVELLO DI ADERENZA SUFFICIENTE A NON PERDERSI IN SÉ STESSO.
 
Quando vai in introspezione, quello che fai e abbandonare completamente ogni forma di contatto e di aderenza con il mondo là fuori.
Questo ti dovrebbe essere ormai chiaro.
 
Continueremo l'argomento la prossima settimana, MERCOLEDÌ 6 GENNAIO :-)
Ti lascio con questo tema a cavallo di CAPODANNO, quindi ti faccio i miei più sentiti auguri di Buon Anno!
Non mancare, troverai il seguito dell'articolo pubblicato il giorno dell'EPIFANIA!
 
Fabrizio F. Caragnano
Professional Mental Coach