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stupore<<Se l’unico strumento che sai usare è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo>>
Abraham Maslow 
 
 
In condizioni normali, il nostro cervello tende a immagazzinare informazioni provenienti da qualsiasi "medium" (cioè da qualsiasi canale, mezzo, supporto), basta che esso utilizzi una modalità che sia ALL'INTERNO DELLE FINESTRE DI PERCEZIONE dei nostri 5 sensi.
Ad esempio il nostro cervello tramite le nostre orecchie può APPRENDERE qualsiasi informazione che viene ASCOLTATA alla radio, non può invece PERCEPIRE vibrazioni o frequenze AL DI FUORI della nostra FINESTRA uditiva, il che comprende sia frequenze che VIBRANO molto velocemente come gli ULTRASUONI, sia frequenze eccessivamente lente come gli INFRASUONI.
Allo stesso modo il nostro cervello attraverso il senso della vista può entrare in contatto con qualsiasi informazione visiva, indipendentemente dal fatto che noi, tramite il nostro giudizio, riteniamo quella fonte ATTENDIBILE O MENO.
Se apriamo una rivista a caso, e notiamo all'interno di un articolo un'immagine che ci procura ribrezzo, possiamo dare al cervello un segnale di disgusto, che farà si che quel ricordo possa essere considerato "brutto", quindi "inutile" ovvero "da rimuovere" al più presto.
Spesso però avviene che se l'immagine ci colpisce emotivamente in modo eccessivo, quella emozione farà da àncora e renderà molto difficile per il nostro cervello dimenticarla.
Quello che avviene e che l'emozione si aggancerà in modo permanente a quello scenario diventando un tutt'uno con la foto che il cervello ha memorizzato.
Ogni volta che andremo a provare un'emozione di profondo fastidio o di disgusto, molto probabilmente il cervello ci tirerà fuori dal nostro archivio interno di esperienze quella immagine, ripresentandocela davanti agli occhi della mente.

tasse_università
In questo articolo leggerai cose scomode!
In questo articolo leggerai idee che se attuate, in ciascuno di noi, potrebbero rivoluzionare il nostro consueto modo di vivere e di apprendere.
Quello che troverai descritta è una fotografia dell'attuale sistema educativo scolastico alla luce dei moderni studi sulla pedagogia e sulla psicologia dell'apprendimento.
L'attuale sistema scolastico ormai è diventato obsoleto e capirai fra poco perché sto dicendo questo.
 
Iniziamo facendoci qualche domanda...
Perché mandiamo i bambini a scuola a studiare?
Se tu sei un genitore, sicuramente ti sarai informato sulle scuole migliori della tua zona, della tua città.
Perché hai questo interesse?
 
E ancora...
Quali scopi ha, o dovrebbe avere, lo "studiare" per un giovane?
 
Siamo certamente d'accordo sul fatto che non esiste una sola risposta a questa domanda.
 
Mandiamo i figli a scuola perché in questo modo possano apprendere la nostra cultura e tramandarla alle generazioni successive.
Questa è già una prima risposta.
Quando all'interno di un Paese il sistema scolastico fallisce nel trasmettere i principi di educazione alla conoscenza, i valori e la storia del proprio popolo, crescono giovani PRIVI DI IDENTITÀ CULTURALE.
Diversi studi hanno evidenziato una correlazione tra la MANCANZA DI UN'IDENTITÀ CULTURALE e la diffusione di fenomeni legati al razzismo e alla violenza fra i giovani.

Questa settimana vorrei trattare un argomento che considero molto importante: L'EMPATIA.
 
Per noi che ci occupiamo di Miglioramento Personale trattare un tema come l'Empatia assume un duplice significato; da un lato l'empatia è una dote assolutamente necessaria perché, come vedremo nel corso dell'articolo, questa caratteristica risulta determinante ogni volta che ci relazioniamo con una persona, un amico, amica o parente che ci sta comunicando le sue emozioni e noi vogliamo che la nostra presenza sia di aiuto o comunque sia piacevole per l'altra persona; dall'altro lato essere empatici significa poter partecipare con maggior coinvolgimento alle dinamiche che ci conducono alla CRESCITA E AL MIGLIORAMENTO DI NOI STESSI, perché come avremo modo di comprendere l'empatia ha anche una forte valenza di consapevolezza personale, infatti si è sempre empatici verso se stessi ogni qual volta viviamo le nostre emozioni senza difenderci da esse, accettandole per l'esperienza di vita che le ha generate, senza alcuna forma inibitoria di giudizio o di controllo.
 
L’empatia è una forma molto profonda, efficace e potente di comunicazione interpersonale, che non richiede necessariamente l’uso delle parole per dispiegarsi o per essere valorizzata. Il più delle volte, infatti, è sufficiente il linguaggio del corpo.

Maria: <<Ciao Carla come stai? Ti vedo un pochino abbattuta...>>
Carla: <<Buongiorno Maria, purtroppo sono mesi che mi sento uno straccio!>>
Maria: <<Humm...mi dispiace tantissimo, ti va di raccontarmi?>>
Carla: <<Certo, almeno se ti va potrai darmi un consiglio. A lavoro sta andando tutto storto, ogni mattina mi sveglio stanca! È come se tutte le mattine fossero uguali, senza senso per me, sento un vuoto dentro e anche verso i miei colleghi, alcuni non li sopporto più! NON RIESCO PIÙ A RAGGIUNGERE I MIEI OBBIETTIVI>>
Maria: <<Ma da cosa dipende questo tuo stato d'animo? Quando è iniziato?>>
Carla: <<Guarda Maria, non lo capisco neanche io, ho avuto dei litigi con dei colleghi per via di alcuni questioni organizzative in ufficio, hanno tentato di scavalcare le mie indicazioni, ma a parte questo, niente di più...>>
Maria: <<E a casa, con tuo marito? Lui che dice?>>
Carla: <<Lui dice che devo metterci più passione in quello che faccio...ma sono consigli inutili, lui non capisce la situazione, è proprio perché ci metto passione in ciò che faccio che sto male! HO I MIEI OBBIETTIVI NELLA VITA, ma il mio impegno non viene mai riconosciuto! E poi sembra sempre che il dirigente si in procinto di tagliare via personale, sembra che debba licenziare qualcuno ogni mese per via dei tagli che l'azienda impone! E sono sicura che ha già pensato a me! La prossima di cui farà a meno sarò io...melo sento...non sono ben voluta neanche dai colleghi...c'è un'aria pesante in ufficio...alta tensione...e mio marito queste cose non le capisce proprio! Sarà che sono 6 anni che siamo sposati, nulla è più come prima, solo routine! Non mi porta fuori a cena che saranno secoli! Vorrei tanto che il nostro matrimonio RAGGIUNGESSE LIVELLI DI COMPLICITÀ MAGGIORI...mi sento così frustrata!>>

Einstein una volta disse: <<Solo il folle si aspetta risultati diversi mentre ripete continuamente le stesse azioni>>.

Partendo da questo principio vorrei condurvi ad un particolare livello di comprensione, il livello di comprensione esattamente necessario per strutturare il livello di miglioramento personale in grado di radicare una determinata "visione" nella vostra vita.
La "vision" in questione non ha un nome specifico, e comunque sarebbe prematuro svelarla con un aggettivo che tentasse di qualificarla ora; sarebbe meglio che proseguendo con la lettura dell'articolo essa possa farsi strada dentro di voi, e sarete voi stessi, poi, a dirmi se qualcosa è cambiato o se, al contrario, non troverete nulla di "speciale" in ciò che mi accingo a proporvi ;-) 
Tutti sanno che quando spostiamo qualcosa, ad esempio un oggetto che è inizialmente immobile, la forza necessaria per imprimere al corpo un primissimo spostamento è molto maggiore rispetto alla forza che interviene successivamente, cioè quella necessaria per mantenere quel corpo in quello stato di moto (velocità) che gli abbiamo impresso.
Questo avviene perché la forza che impieghiamo per farlo spostare deve vincere la resistenza iniziale all'immobilità del corpo stesso, questa resistenza si chiama Inerzia.
L'inerzia può nascere da diversi fattori, il primo di questi si chiama "attrito".

platone raffaelloI grandi Maestri del passato ci vengono sempre raccontati come individui "speciali", individui che sapessero operare scelte corrette attingendo a determinate parti di sé; come persone che, quando era necessario prendere delle decisioni o veniva loro chiesto di dirimere questioni, riuscivano a "vedere" i problemi in un modo diverso, in un modo privo di ansie e paure, in un modo privo di compulsività e scelte reattive.
Si potrebbe proprio dire che la caratteristica principale del "saggio Maestro", così come la descrivono più o meno tutti i racconti che ci sono pervenuti, sia proprio quella di saper utilizzare la propria esperienza come una banca dati di risorse, cui poter attingere al momento ed estrapolare le informazioni necessarie per esaminare una determinata questione, nella maniera più "obbiettiva" possibile.
Pensiamo alle storie che sono giunte fino a noi sul saggio Re Salomone che di fronte a questioni delicate e quasi irrisolvibili, riusciva a giudicare e al contempo elargire equità e giustizia fra i contendenti.
Pensiamo a grandi filosofi e saggi orientali come Confucio e Lao Tze che di fronte a guerre e turbolenti intrighi di palazzo, hanno saputo sempre "vedere" il bene nelle persone nonostante vivessero in contesti pieni di pregiudizi e sospetti, e, quando interpellati, hanno sempre saputo trovare soluzioni perfettamente adatte ed inerenti le questioni che dovevano essere risolte.
Le storie ci raccontano che il diventare Saggi coincide proprio con il saper prendere decisioni "senza avere occhi velati da emozioni fuorvianti".
Ma come si può ottenere questa condizione?
Più di 2000 anni di Filosofia della Mente ha determinato che noi come individui non possiamo desiderare una condizione dell'essere che sia priva di qualsivoglia emozione.
Pensaci, anche l'apatia stessa è un' emozione.
È una emozione anche l'equanimità, cioè il vivere con una emozione di fondo che sia sempre perfettamente equilibrata "tra emozioni opposte".
In qualsiasi condizione della mente ci troviamo, quella sarà un'emozione!
Sicuramente non esistono termini linguistici che possano nominare e descrivere TUTTE le emozioni, esse sono infinite, e così ogni lingua su questo pianeta definisce solamente ALCUNE emozioni principali, condivise dalla maggior parte di persone di quella particolare cultura, ad esempio emozioni condivise sono la GIOIA, la TRISTEZZA, la PAURA, l'OTTIMISMO, ecc...

L'Essere Umano è l'organismo più complesso che esiste su questo pianeta!
Nessuna specie vivente mostra una complessità dimensionale come quella che si può riscontrare negli Esseri Umani.
La complessità nell' Essere Umano si riscontra in ogni attività che svolge. Possiamo analizzare la sua anatomia funzionale: tutti gli organi mostrano molteplici funzioni a tutti i livelli, oltre ad essere deputati a svolgere funzioni specifiche, sono tutti in comunicazione tra loro tramite una fitta rete di segnali chimico-elettrici e ormonali che permettono veloci feedback organici in modo tale che ciascun organo sia al corrente dello stato di salute di tutti gli altri.
La complessa rete sanguigna trasporta continuamente non soltanto sostanze nutritive, ma veri e propri messaggeri chimici che in pochi istanti possono raggiungere ogni singola cellula del nostro corpo, anche quella più interna o più distante dal cuore.
Tutti i tessuti poi sono innervati da una complessa e fittissima rete di assoni e dendriti che permettono ai segnali elettrici di spostarsi ad una velocità elevatissima e imporre comandi specifici ad ogni cellula.
Le cellule nervose sono le uniche cellule del corpo umano che NON MUOIONO MAI, e pertanto non vengono mai sostituite da altre cellule più giovani, come invece accade per qualsiasi altra cellula del nostro corpo.

growQuesta settimana ritorneremo a trattare un tema molto caro a chi come te studia per diventare Coach, ma soprattutto interesserà tutte quelle persone come te che, studiando Miglioramento Personale, cercano di destreggiarsi fra i diversi metodi di "Messa a punto degli Obbiettivi".
 
Eh sì, perché il primo passo necessario per ottenere qualcosa è proprio il modo in cui fissi i tuoi obbiettivi!
 
Di solito, scegli ciò che vuoi raggiungere in base al capriccio del momento?
Oppure consideri ciascuna opzione pensando alle REALI risorse in tuo possesso nel momento della vita in cui ti trovi?
Progetti tutto il percorso per raggiungere il tuo risultato desiderato?
Oppure compi azioni casuali, PIÙ O MENO, indirizzate verso il tuo obbiettivo?
 
Chi si occupa di Coaching sà bene quanto sia importante LA VISUALIZZAZIONE passo passo, di ogni step in cui decidiamo di suddividere le azioni per raggiungere i nostri obbiettivi.
Ma senza un modello chiaro che ci permetta una chiara RAPPRESENTAZIONE, spesso neanche il progettare le vacanze estive diventa fattibile :-)
 
Il 21 Maggio 2014 mi sono occupato di trattare per la prima volta l'argomento dei FRAMEWORK nell'ARTICOLO "INTRODUZIONE AI FRAMEWORK: COME DEFINIRE OBIETTIVI DI SUCCESSO", se non lo hai letto fallo subito: LINK DIRETTO.
In quella occasione ho analizzato il Framework S.M.A.R.T., utilissimo per la FORMULAZIONE STRATEGICA DEGLI OBBIETTIVI, ma la DEFINIZIONE di un obbiettivo è solo il primissimo passo, una volta BEN  FORMULATO bisogna che la persona comprenda COSA è necessario fare per raggiungerlo.
 
Ebbene in poche parole un FRAMEWORK (o "Modello") è un insieme di passi semplici, standardizzati, ma di ALTO VALORE STRATEGICO, utilissimi per definire il PROCEDIMENTO o PROCESSO, di CRESCITA e RAGGIUNGIMENTO DEI PROPRI OBBIETTIVI.
 
Il Framework che analizzeremo oggi è il famosissimo MODELLO G.R.O.W.  ("crescita").

Qualche giorno fa mi sono deciso ad accettare l'invito di alcuni miei parenti un po' alla lontana, in verità acquisiti per via di un mio cugino, che volevano da tempo organizzare una serata tutti insieme.
Durante la cena ho rivisto i figli, ancora molto piccoli, ma sicuramente cresciuti in fretta rispetto a quando li avevo visti in fasce la prima volta; avevano infatti già 7 e 8 anni, un bimbo e una bimba, in verità molto capricciosi e alquanto turbolenti nei modi di fare e di stare a tavola.
Perché vi sto raccontando questa storia nell'articolo di questo Mercoledì, vi starete chiedendo? :-)
Ebbene, perché mi permette, tramite questo breve antefatto, di giungere al momento topico che fu di quella serata...
Durante la cena, la bambina (di 8 anni) trova e prende dall'interno di un cassetto della cucina una serie di barrette di cioccolato e ritorna a tavola con noi, mangiandole tutta soddisfatta.
Il padre vedendo che in effetti stavamo ancora alla seconda portata, glieli toglie con velocità dalle mani, rimproverandola che, essendo non ancora terminata la cena, il tempo per il dolce non era ancora arrivato e sopratutto perché aveva preso del cioccolato dalla cucina senza chiedere il permesso né a lui né alla mamma.
La bambina inaspettatamente (!?) comincia a strillare e a sbattere i piedi con forza, alche abbiamo dovuto spostare i piatti dalla tavola per paura che li potesse sbattere a terra.
La bambina non voleva sentire ragioni, e insisteva a voler riavere a tutti i costi la sua cioccolata.

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